Sul versante dell’isola che guarda a occidente, si incontra la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, il protettore di Anacapri (conosciuta anche come chiesa de’ Marinai), che ha un impianto seicentesco ed è stata restaurata e ampliata nel 1899. La chiesa, dotata di una piccola terrazza panoramica, si trova sul percorso che incrocia la cosiddetta Scala Fenicia.
Giunti nel centro storico, da Piazza Vittoria, procedendo per la strada pedonale alla sinistra del monumento ai Caduti, la Casa Rossa spicca con il suo inconfondibile colore rosso pompeiano. La sua storia è legata alla vicenda del generale americano John Clay H. Mac Kowen, che sbarcò a Capri reduce dalla Guerra Civile americana e vi rimase per ventitré anni. La Casa Rossa ospita una mostra permanente con tele di maestri italiani e stranieri, collezione che è stata acquistata dal Comune di Anacapri grazie all’offerta di Spiridione e Savo Raskovich, due appassionati che hanno raccolto e conservato opere dedicate a Capri. La vita del generale Mac Kowen presenta analogie con quella di Axel Munthe, che pure trasformò Villa San Michele in una casa museo dove raccolse numerosi reperti archeologici recuperati qua e là sull'isola.

La Villa San Michele è uno dei luoghi più visitati in assoluto: si trova in zona Capodimonte, a cinque minuti dal centro. Fu costruita per una parte su rovine di epoca romana su progetto di Axel Munthe, il medico e scrittore svedese (1857-1949) autore del celebre romanzo autobiografico “Storia di San Michele”. Secondo alcuni è una sorta di “follia personale”, sulla scorta di quella che ispirò il conte Fersen, per lo stile eclettico, discusso e affascinante dell’architettura. La Villa è gestita dalla Fondazione Axel Munthe “San Michele”. Il complesso della villa comprende anche il Castello Barbarossa, oasi naturalistica ricoperta di vegetazione a dir poco straordinaria.
Restando in un contesto paesaggistico-naturalistico di enorme fascino, s’impone l’escursione al Monte Solaro, all’eremo di Santa Maria a Cetrella e, eventualmente, una passeggiata per il Passetiello, che era una volta l’unica e difficile via di collegamento tra Anacapri e Capri. Durante l’occupazione francese, nel 1808, il Passetiello ricoprì un ruolo strategico, perché consentì il passaggio delle truppe da un Comune all’altro. La cima del Solaro, invece, si può raggiungere a piedi o, più comodamente, in seggiovia prendendo, da Piazza Vittoria per via Caposcuro, a destra. Nella valle compresa tra il Solaro e il monte Cappello con vista indimenticabile sull’incanto di Marina Piccola, si trova l’eremo che deve il suo nome alla cedrina, l’erba aromatica. Un angolo esclusivo di solitudine e contemplazione, scelto per questo dagli eremiti domenicani alla fine del ‘400. Annessa al convento c’è una chiesetta con il campanile quadrato, che costituisce un esempio dell’architettura tardo-gotica caprese. Qui si celebravano gli antichi riti di devozione dei pescatori di corallo.
Dal cuore di Anacapri si diparte un’altra passeggiata cruciale per gli escursionisti amanti del verde, i quali, partendo a sinistra della stazioncina della seggiovia, possono raggiungere il belvedere della Migliera. Qui, dove sono stati ritrovati resti di costruzioni di età imperiale, ci si affaccia sulle rocce scoscese delle cale del Tuono e del Limno o, verso ovest, si punta lo sguardo fino a Punta Carena e al Faro che, inaugurato il 1° dicembre 1867, è il secondo in Italia per importanza e potenza d’illuminazione. La Migliera è il luogo dove si coltivava il miglio, cereale diffusissimo prima dell’arrivo del granturco. Si cammina tra vigneti, uliveti, giardini e orti, verso la meta finale, che è a dir poco spettacolare. Volendo, un po’ più in alto, ai piedi di una croce di ferro, si gode finanche della vista dei Faraglioni. Punta Carena e il Faro sono raggiungibili comunque da via Nuova del Faro, sempre tra scenari unici che evocano la storia, per la presenza dei Fortini (di Pino, di Mesola, di Orrico) che, insieme alle torri di Damecuta e della Guardia, costituivano il sistema difensivo occidentale fino a nord, alla Grotta Azzurra, in un’alternanza di piccole baie deliziose, tra le quali Cala del Tombosiello e Cala del Rio, caratterizzate da una bellezza memorabile.
Della grandiosa Villa imperiale di Damecuta, restano pochi resti sull’altopiano: lo scavo fu iniziato nel 1937 da Amedeo Maiuri. Si è riusciti a definire l’esistenza di una lunga loggia sostenuta da arcate, la presenza di frammenti di colonne in puro marmo greco. Di certo era ricca di pavimenti in marmo, di stucchi, e decorazioni di pregio. La Torre cilindrica di Damecuta, all’estremità ovest della Villa, a 151 metri sul mare, fu costruita a difesa delle incursioni saracene, e riutilizzata come fortino dagli inglesi nel periodo del conflitto con i francesi (1806-1815). Dal belvedere si intravede il piccolo scalo di Gràdola con la spiaggetta rocciosa a ridosso della Grotta Azzurra, uno dei luoghi più famosi del mondo.
Tornando al centro di Anacapri, meritano una visita le chiese del centro storico. A cominciare dalla Chiesa di San Michele dall'aspetto barocco e proseguendo verso la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, eretta nel '300 con il nome di santa Maria “alli Curti”, fino alla chiesa di Santa Sofia, con il caratteristico campanile a più orologi che si apre sulla piazzetta.
Dulcis in fundo, merita sicuramente una visita Le Boffe, il quartiere seicentesco descritto da Maiuri. Il nome“le boffe“ forse deriva dal nome delle bolle del pane in dialetto caprese o forse è una deformazione di d’Elboeuf, il comandante della guarnigione francese sull’isola nel '700.








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