Dal Castello si prosegue per Bacoli e s’incontra il rudere conosciuto come la Tomba di Agrippina, la madre di Nerone: nella realtà, tutt'altro che un sepolcro, bensì un manufatto legato alla piacevole vita sociale degli abitanti della villa marittima di cui era parte.
Originariamente, infatti, si trattava di un odeion, identificato dai resti delle gradinate e risalente all'età augustea o giulio-claudia. In seguito, tra il I e il II secolo fu convertito nel teatro esedra a cui si collegano le strutture attualmente note, legate alla funzione di spazio per le rappresentazioni teatrali e abbellite da pregevoli elementi architettonici. A consentire la corretta lettura dell'edificio, erroneamente identificato nella tomba di Agrippina durante l'epoca del Grand Tour, fu il primo scavo condotto nel 1941 da Amedeo Maiuri, che riportò alla luce gran parte delle strutture sepolte nei secoli dal bradisismo, riuscendo così a scoprirne la vera origine.
Una tappa s’impone a questo punto alle cosiddette Cento Camerelle o Prigioni di Nerone, un impianto enorme a due cisterne che costituivano l’articolato e complesso impianto idrico della sontuosa villa di età repubblicana (primo secolo avanti Cristo) di Ortensio Ortalo. Si possono visitare al piano inferiore molti affascinanti cunicoli comunicanti scavati nel tufo, alti circa quattro metri e rivestiti con uno spesso strato di intonaco impermeabile. L’odierno centro abitato di Bacoli (sull’origine del nome ci sono due ipotesi. Da vacua, «terra incolta e deserta» e boaulia, «stalla di buoi», in ricordo della sosta di Ercole con gli armenti sottratti a Gerione) si sviluppò intorno alla chiesa di Sant’Anna e divenne un Comune autonomo il 19 marzo 1919.
Usciti da Bacoli la strada conduce a Capo Miseno, promontorio che, seguendo il racconto di Virgilio, vide annegare l’araldo di Enea, che si chiamava, appunto, Miseno Già porto. cumano, ebbe un posto preminente nell'organizzazione militare augustea. Su ideazione di Marco Vipsanio Agrippa vi fu installata la base navale del Tirreno. Tra i prefetti della Classis Misenensis si ricordano Tiberio Claudio Aniceto, che mandò i suoi sicari a trucidare Agrippina, madre di Nerone, e Plinio il Vecchio, che morì durante l'eruzione del Vesuvio (79 d.C.). Tra le sontuose ville primeggiava quella del dittatore Caio Mario, poi acquistata da Lucullo, dove morì, nel 37 d.C., l'imperatore Tiberio.
La testimonianza del passato della zona più affascinante è la Piscina Mirabilis: un immenso bacino scavato nella prima Età augustea. Si tratta di un’opera idraulica davvero unica, la più grande cisterna dell’antichità (lunga 70 metri, larga 25,5 e alta 15), costruita per raccogliere le acque del Serino che venivano destinate agli approvvigionamenti della flotta imperiale di stanza proprio a Miseno. Il primo insediamento fu infatti fondato da Augusto nel 31 avanti Cristo come colonia militare. Lungo la via Dragonara sono ancora visibili i resti delle Terme Pubbliche, il Sacello degli Augustali (risale all’età giulio-claudia) e, sulla spiaggia, la Grotta della Dragonara, scavata nel tufo e rivestita di opus reticulatum con intonaco di cocciopesto, è una cisterna divisa in cinque navate: una riserva per l’acqua dolce destinata alla flotta.
Miseno, comunque, è una località balneare molto frequentata con spiagge e stabilimenti.
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